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Il malinteso

Quando sono arrivata al Whitewater Pow camp sono svenuta. Avevo pedalato per un’ora senza mettere piede a terra e nessuno aveva intenzione di aspettarmi. Sono collassata sotto il generatore rimasto come segnacolo dopo lo smantellamento. La prima cosa che ho visto sono stati i baby breath e i limiti del campo. Non si avvertiva nessun senso di orrore né di prigionia. Né tanto meno ho sentito qualcuno chiederselo durante le 3 settimane. L’unico sentimento incomunicabile era il non provare entusiasmo davanti gli oggetti appartenuti ai nazisti che vissero lì per tre anni. Era insopportabile vedere con quanto slancio i miei compagni si illuminassero nell’estrarre beni di lusso e vizio appartenuti a degli omicidi. Non lo sapevano o si confondevano con i tanti film visti sulla seconda guerra mondiale. Erano personaggi, caricature mitiche appartenute a un’altra storia che non era la loro.

Il tema dei campi di concentramento viene sfruttato dai mezzi di comunicazione di massa anche in altri modi, più nefasti. Ci sono persino tentativi di negare la realtà ai campi di concentramento, sostenendo che non sono mai esistiti, o distogliendo l’attenzione dalle vittime per puntarla sui loro carnefici, che vengono proposti in una luce favorevole come personaggi “interessanti”. Sopravvivere – Bruno Bettelehim

Da qualche settimana in televisione circola un’agghiacciante pubblicità sui soldati del Terzo Reich che nel sito vengo descritti così:

 Disciplina, organizzazione, leadership, determinazione, tattiche e armamenti efficaci e all’avanguardia: furono queste le basi su cui il soldato tedesco costruì, nel bene e nel male, la sua fama di implacabile combattente. - I soldati del Terzo Reich, Hobby & Work.

Lo studio sui prigionieri nazisti e i pow camp nasce da un malinteso quello di aver creduto di lavorare in un campo di concentramento in Europa ed essermi ritrovata dall’altra parte del mondo a scavare nazisti. Questo ribaltamento mi ha permesso di creare un fondale entro cui inscrivere molte più storie ancora da raccontare e di scoprire che una buona fetta della untold History appartiene a una delle guerre del secolo scorso e che ancora pochi conoscono le vicende di milioni di persone condotte nei campi di prigionia dal Venezuela all’India, dal Kenya agli Stati Uniti d’America che hanno avuto molte più garanzie giuridiche e assistenza rispetto ai deportati nei campi di sterminio dei nazisti. Le lezioni ignorate hanno fatto di vili assassini dei personaggi interessanti da esporre nelle librerie, dei personaggi grotteschi e ripetibili. Dei personaggi in cui si vuole cercare un’umanità comune per riequilibrare le parti e  il nostro contributo rischia di essere l’indifferenza davanti alle edicole e a questi spot.

Laetoli

In tempi non sospetti mi occupai di donne che vivevano nelle centrali nucleari e mi fu perentoriamente negato. Avevo letto La famiglia nucleare per imparare che con il termine nucleare si intende la più piccola unità familiare. Così mi feci dare in prestito gli atti del convegno dopo-Chernobyl sulle più frequenti cause di morte e malattie. Era tutto in inglese e pieno di elenchi. Non trovai nulla di nuovo . Mi affascinava la storia dei primi ricercatori russi che erano costretti a trasferirsi all’interno dei centri di ricerca e una volta entrati non potevano più uscire. Per motivi militari la loro vita si svolgeva solo all’interno di queste piccole città. Non se ne sa molto, e tuttora vicino alle centrali sorgono dei villaggi abitati da operai, tecnici e ricercatori.

Quando andai in Lituania sulle tracce delle Dea Madre arrivai a Visaginas, piccola città operaia con un contatore geiger al centro del paese. La guida sconsigliava di passarvi, nonostante la centrale fosse in spegnimento.

Chi pensa che le centrali siano posti tristi e grigi si sbaglia, di solito sono molto colorate, non hanno finestre e l’età media è intorno ai 35 anni. Sono architetture mastodontiche quando sei all’interno sembra non accadere nulla – ciò che ti turba possono essere i termini che usano quando azionano le macchine e dicono è in funzione.

Quando Chernobyl entrò a tutti gli effetti nella mia vita i sacchetti dei campioni si trasformarono in borsine per i giochi, il mio vocabolario si arricchì di limiti non visibili e cominciammo a nutrirci di campioni non contaminati. La casa si riempì di cibi in scatola, vini, sedimenti e pesetti a piombo. Mangiavamo alle due quando il sole entrava di sbieco e tutti avevano voglia di latte e fragole. Era il 1986 e Charles Mingus aveva già scritto:  “Oh Lord Don’t Let them Drop That Atomic Bomb On Me”. Non c’erano nessun pericolo atomico per noi, solo piogge acide e molti morti per anni avvenire. A me aspettava Piaget, Calvino, le fiabe arabe, la spettrometria, fare talee, travasare azoto liquido, la bici senza rotelle.

Cognomi

Presso i Romani era il terzo nome: e così in Caio Giulio Cesare, il cognome è quest’ultimo, laddove il secondo denota la casata e dicevasi nome

Traslocando la prima cosa che cambia è il cognome. Nella vita dei fuorisede arrivare in una casa è impossessarsene di uno che appartiene a qualcun’altro. Finora sono stata: Fierro, CorrealeTripodoC’èancheAnna, Nessuno, Vitacchio, Logic, Farneti, Ching, Oberdan, Blansky. Questo vuol dire che ho fatto abbonamenti a riviste, tessere del supermercato e iscrizioni prendendo di volta in volta un cognome diverso. Vitacchio Enrico è stato un antenato di via San Vitale, ha lasciato nel sottotetto le riviste Cuore del ’91 e adesso fa l’avvocato. Ho la sua lampada rossa e la scrivania, tutti i miei compagni di casa hanno preso il suo cognome. Siamo I Vitacchio anche quando ci rivediamo ai matrimoni. Da lì sono andata a Casalogicla casa dei ragni - il citofono era Logic e tuttora la casa vive di un’agognata fama e miticità. Dell’antenato mitico si sa poco, vive più a Nord di Bologna, fa registrazioni audio e se lo cercate come Casalogic lo trovate. Chi viveva in quella casa era chiamato Logico, che non vuol dire che ne sappia di implicature conversazionali, ma che facevi un sacco di cose tanto quanto facevano gli altri. C’erano un sacco di Firme, di capelli e di mutandine. Poi sono diventata Farneti, che mi piaceva meno, era un’ex studio psicanalitico e le piante crescevano bene. Ho vissuto in centri di ricerca, palazzi in decadenza, e case con l’indirizzo del ministro tunisino. Sono stata Cernit, Palazzo Zamboni ed Ergo. Adesso sono Blansky, cambiare nome non è solo un evento mentale, il nome è un riferimento e il significato lo interpreti dal contesto. Ogni cognome ti affida una micro storia, non importa se lo hai conosciuto o se è realmente esistito. Sono storie  che nascono intorno agli oggetti, è una  mitobiografica che viene narrata durante le cene per creare continuità.

Video dei Sakee Sed girato a Casordine, Bergamo

“Che ne so che tu non morda”

Ctònia

Da qualche giorno mi interrogo sulla relazione tra la bocca e l’utero. Ci hanno già pensato e lo trovate come antropologia degli intermondi. Sono quegli studi che attraverso più ambiti interpretativi spiegano come possono essere letti un contesto, un rito, un oggetto. Indubbiamente ha a che fare con il corpo della donna e spesso la ceramica è l’esempio ideale per spiegare come la produzione fittile e delle decorazioni abbia a che fare con la riproduzione e il genere. Cavicchi è un sociologo, il suo libro è illuminante per quanto l’interpretazione e le similitudini che legge tra l’apertura (la bocca) gli orli e le decorazioni hanno un significato più profondo legato al femminile.

Da qualche giorno leggo il mio corpo come un testo e le somiglianze con le intuizioni di Cavicchi si fanno più evidenti. Ho delle fastidiose afte alla bocca, forse è un molare che spinge o ancora più certo è il mio utero che non sta bene.

E allora penso alle interpretazioni mediche e psicosomatiche che spiegano la comparsa di brufoli intorno alle labbra durante le mestruazioni e alla correlazione tra la candida e il mughetto. Non solo per l’antropologia e la medicina c’è una compresenza di significati e di somiglianze ma anche per la psicologia la cavità è il luogo di negoziazione delle pulsioni, dell’appagamento, del nutrimento, del contenere.

Il 15 febbraio ho due appuntamenti, la marcia delle vagine e un concerto di tammorre – la cosa sorprendente che entrambi i volantini erano appesi vicini a uno stickers con su scritto Ctònia. Ecco perchè mi è sembrato avere un significato altro e non casuale.

L’anno scorso durante uno scavo in una grotta della Dea Madre circolavano diversi herpes labiali e come in tutte le esperienze di coabitazione passavano di bocca in bocca. Usavamo gli stessi bicchieri e forse anche gli stessi spazzolini, ma poco importa. Dopo una settimana di osservazione partecipante tiro fuori la mia nuova teoria sulla divisione dei regni in animale, vegetale, minerale, herpes e candida. Era uno scherzo, e se penso che la maggior parte delle scoperte avviene per serendipity oggi è accaduto.

evoluzionismi

Stamattina un mio lettore mi scrive:

“Vai a lezione e scrivimi quello che pensi, al ritorno me lo dirai”

Così prima di andare a lezione passo a comprare le lentine – entro e  guardo un pò di occhiali. Ne comincio a provare tanti e con fare dubbioso chiedo: Ma sono per maschi?

Il mio gusto ibrido da scimmia evoluta mi ha fatto provare una serie di montature neutre o visibilmente evoluzioniste da farmi somigliare alle foto di mio padre nel ’76. Quadrate, larghe con la montatura similtartarugata.

In realtà a me piace molto quello stile, tra il nerd e il simpatico. Poi mi chiedo, quando vado dai pastori come fanno a guardarmi?

Quando indosso gli occhiali per uscire ho la percezione di essere ancora a casa, che non ci sono per gli altri e che non mi rivolgeranno la parola. Perchè non mi vedono, e perchè mi crea una separazione troppo evidente con lo sguardo. In poche parole non sono accessibile. Non mi sento brutta, no,  sento che non riesco a comunicare. C’è da dire che mi mancano moltissime diotrie e so che la percezione della profondità è alterata. Che ogni volta che sono contretta a portarli non è mai in città bensì in grotta, sottoterra o appesa a 80 metri in cava. Ho delle congiuntiviti mirate alle difficoltà, quindi da protocollo almeno metà degli scavi me li faccio con gli occhiali. Così sfidando le regole del sex appeal a tutti i costi ho portato anche quel fastidioso cordino per non volare dall’imbracatura e non essere morsa dagli scorpioni, per non morire di paura e staccare una lounge sbagliata.

Per quanto mi sia evoluta cercando l’evoluzione ho perso di vista l’altro portando gli occhiali -  ecco perchè di rado mi vedrete senza.

Shikse e scimmia con occhiali - Casalogic

(Shikse e scimmia con occhiali – Casalogic)

principio di pertinenza

La maggior parte delle persone usa le parole al di sopra delle proprie possibilità.

La vita mi offre degli ottimi spunti di crescita, e quando parlo di Vita parlo degli incontri, delle persone e degli amori. Non posso tirarmi indietro, è una possibilità talmente importante che dopo tre anni questa lettera è arrivata. Non importa quanto ci abbia messo e per quali luoghi sia passata, sapeva dove ero e chi me la consegna non ha altro ruolo.

L’implicatura conversazionale si ha tra due interlocutori che creano un’alterazione nella comunicazione dandosi risposte apparentemente fuori luogo. E’ accaduto questo ed è stato il pretesto fortuito che ha innescato la giusta crisi per mettermi in discussione. Non posso tirarmi indietro, ho tutti gli strumenti cognitivi ed emotivi per esserci e prendo in considerazione ciò che posso recuperare o migliorare sapendo di aver perso la persona che desideravo accanto.

Parto da me, dai miei errori e dalla fallibilità della comunicazione. Non rispetto la punteggiatura, la prosodia e la semantica altrui. Non ascolto e se lo faccio non abbastanza, giudico e sono esigente con il livello qualitativo del mio interlocutore. E’ un autodafé, che vale come atto di fede. Né pubblico, né privato, come i portici di Bologna.

So anche che metà delle risposte possono variare e dipendono dall’altro. E io ci sono, ascolto e spesso custodisco.

L’anno scorso, secondo una visione organica e funzionale della mia vita interrogavo i miei organi, leggevo S.J. Gould e trovavo soluzioni interessanti nel comportamento animale. Osservavo i miei sogni e scrivevo ogni mattina. Quest’anno sia per lavoro che per voluttà leggo testi di etnoarcheologia, leggo sul saper fare e osservo. Si può dire che ho imparato più in una settimana di pastorizia sulle Langhe che in un anno di studio, ho imparato dai pastori e dal silenzio.

No, non facciamo l’amore!

No, non facciamo rumore.

No! Ho detto, che non posso fare l’amore, non sono ancora sicura.

Va bene, sono più contento così, soffro di Nikefobia*.

 

*Paura della vittoria.

il naso delle matricole


Sono piccoli eleganti e all’insù, hanno i capelli sciolti e usano quaderni a quadri. Il cellulare tra le gambe e le guance rosee. Stanno per lo più tra ragazze in classe e chiedono solo della lezione. Io ero matricola, a Palermo, entravo alle 7 del mattino e uscivo alle 8 di sera, a volte chiudevamo noi la facoltà perchè facevamo le feste in portineria e stavamo la notte lì. Tre aule erano perennemente occupate dagli anni della Pantera.

Non c’erano telefonini, internet e la metro. Solo motorini, volantini e riunioni dei collettivi.

Il pomeriggio con i ragazzi più grandi, se sfidavi il loro giudizio andavi al parco a chiedere consigli sui racconti e le poesie che scrivevi. Gli altri al corpo basso studiavano filologia greca o archeologia accanto al prof. che avrebbe tenuto lezioni di non violenza.

La bidella, la signora Scannaliato, puliva i carciofi in portineria nella bacinella per lavare i bambini, dava informazioni sulle aule, lezioni e decidevase c’era o non c’era un professore. Ha ricevuto una laurea honoris causa in scienze antropologiche e ha preso il posto di Buttitta.

Io me ne andavo da Palermo perchè sudavo troppo, mi annoiavo e sembravo l’unica a creare dei precedenti.

Lavoravo, vivevo in centro e mi innamoravo delle donne. Studiavo, ma me ne volevo andare e mi sembra che tutto ciò me l’abbiano raccontato.

Poi non ha più preso il posto di Buttitta e mi sono detta che ho fatto bene a venire a Bologna, ma non conoscevo ancora la Destro e il suo clan. Per fortuna il marito, ha pubblicato una serie di inchieste su Gesù e si è piazzato in tutti gli autogrill dell’Adriatico. Andavo a lezione di storia del cristianesimo e ci spiegava come funzionava il matrimonio secondo lui e secondo cosa era meglio dire alla moglie.

Mi sono innamorata del mio compagno di corso il primo anno perchè ha tenuto una lezione su come si hackerano le cabine telefoniche e io che avevo il pc rotto a fine lezione gli ho chiesto se saliva da me.

Ha conosciuto Erica, Bibi e un altro nostro compagno di corso, Ciccio. Sono diventati amici, molto, si sono amati più loro che io e lui. Erica decideva anche per me, io amavo lei e lei ha pensato che forse le piacevano le ammucchiate e anche Ciccio.

Così il 3 febbraio del 2002 al risveglio ho aperto la porta e me ne sono andata. Ho preso casa qui, 3 giorni dopo, ma non tornai nemmeno una notte. Il mio citofono era il 5° da sotto, rosso con l’ovale bianco. C’era scritto Correale, Tripodo e c’è anche Anna. Abbiamo messo una tenda per la doccia nella scala, l’antiscivolo e sono rimasta lì un anno e mezzo.

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